4 giugno 1986, ore 19,40: un giorno e un’ora che nessuno della tua famiglia potrà mai dimenticare perché sei nata tu, Costanza.
Io e papà intuivamo che saresti stata speciale. Per questo abbiamo costruito insieme questa cicogna da appendere sul portone di casa invece dei soliti fiocchi rosa. Non ci sbagliavamo. Hai sempre dimostrato di essere così. Il tuo carattere, il tuo temperamento, il grande cuore che mostravi nei confronti di tutti, la tua tenacia, la volontà, la dignità, i tuoi grandi valori morali. Quante virtù hai sempre avuto e chi non ti viveva con superficialità, lo sapeva.
Mai e poi mai avrei immaginato quanto breve sarebbe stato il tuo percorso insieme a noi. Hai combattuto, lottando strenuamente con indicibile coraggio, perché volevi vivere ad ogni costo, ma non hai potuto sconfiggere un destino crudele.
Oggi avresti compiuto 40 anni e quando sei nata ti immaginavo come tutte le mamme, insieme al tuo compagno, attorniata da quei figli che hai sempre desiderato tanto. Non è così.
Il tuo, ed anche mio, sogno non si avvererà mai.
Nonostante il dolore che provo nel non poterti abbracciare, parlare. Nonostante il mio cuore sia straziato, non posso che sentirmi grata per aver avuto una figlia come te. Non avrei potuto desiderare di più.
Oggi ti festeggerò com’era consuetudine in famiglia, mangiando la pizza che tanto ti piaceva e il gelato alla nocciola e pistacchio.
Finché vivrò sarai parte di me e so che mi sei sempre vicina nei momenti bui, così come hai sempre fatto.
Spero tu sia felice, Amore mio, ovunque tu sia e sono certa che ci ritroveremo ancora una volta insieme.
Ora ti saluto, Costanza, ma solo perché i miei occhi colmi di lacrime mi impediscono di proseguire.
La tua mamma.

